STIAMO DIVENENDO VITTIME DI PERSUASIONE OCCULTA A PROPOSITO DI COVID-19?

 

201710071_164413Il 23 Maggio, sul mio profilo, scrissi un piccolo articolo su questo tema ma non avevo ancora incorporato (perché non era così martellante) il concetto di “persuasione occulta” che, dai primi di Giugno, a dispetto delle migliorate prospettive sull’andamento della pandemia, sta progressivamente pervadendo ogni aspetto della nostra vita. Me ne accorgo sempre più vedendo ed ascoltando persone che, numerosissime, sono ancora legate a parametri di sicurezza estremamente vincolanti (che erano giustamente in vigore nei primi tempi della espansione virale) e che, terrorizzate, non vedono altro se non “rischio ovunque” sia in ambiente che nel contatto con altri.

Non solo: le vedo assolutamente appoggiate a criteri/direttive ed aggiornamenti che non è esagerato definire “terroristici” (contro ogni evidenza) provenienti dalle istituzioni… tanto appoggiate da esserne coragulate in un coro di riprovazione nei confronti di chi, più ottimisticamente, si appoggia a dati e osservazioni per suggerire alternative meno drammatiche.

Quest’ultima situazione inizia a configurare una cosiddetta “Sindrome di Stoccolma”. Per chi ignorasse la Sindrome di Stoccolma: si tratta di un paradossale rapporto di tipo quasi affettivo tra segregati e segregatori. Vengono riconoscite alcune fasi, nel progredire della sindrome. Dapprima gli “ostaggi” iniziano a coltivare sentimenti positivi nei confronti delle persone che li coercizzano e successivamente, come logica conseguenza, iniziano anche ad avere avversione per coloro che li vogliono liberare, interpretando come onta nei confronti dei loro rapitori (se così vogliamo chiamarli) ogni tentativo di azione volta a sganciarli da questa dipendenza.

Un vero labirinto della mente. Se si osserva però la sequenza degli eventi che hanno caratterizzato l’attuale situazione sociale, ci si rende conto che seguono in modo perfetto l’evoluzione di ciò che è accaduto dai primi di Marzo (lockdown strettissimo e ingenti limitazioni alla libertà individuale) ad ora.

1)      Primi momenti dell’ostaggio: totale confusione, negazione ma passiva aderenza nell’illusione di ottenere presto la liberazione.

2)      Dopo poco la naturale tendenza a cercare sistemi per superare il trauma si nutre di alcuni fattori costanti nella sua situazione: l’isolamento, la mancanza di abusi violenti concomitante alla reiterazione di abusi “soft” (che alla lunga vengono ignorati o incorporati come giuste punizioni alle proprie “mancanze o disobbedienze”),

3)      la convinzione che gli atti di abuso e di dimostrazione di forza del sequestratore siano necessari a garantire “qualcosa”.

4)      Il successivo passo è la convinzione che il segregatore sia più forte di chiunque lo avversi e tenti la liberazione: infatti coloro che svolgono tentativi contro questa situazione per scioglierla, sono destabilizzanti dopo che l’ostaggio si è “acclimatato” in una sfera di relativa sicurezza e conoscibilità/previsione degli eventi.

5)      Qui scatta la complicità con il segregatore, per cui qualunque cosa dica o faccia viene accettata supinamente senza discutere alcuna alternativa.

Il fenomeno è stato ben studiato ed alcuni riportano l’origine della sindrome nella dipendenza assoluta tra ostaggio e segregatore (in merito alla mera sussistenza ed al supposto ruolo di protettore che quest’ultimo, agli occhi della vittima, riveste) che in relativamente poco tempo genera una sorta di sentimento di gratitudine.

Sin qui la psicologia/sociologia. Ho la convinzione,però, che la nostra situazione attuale sia paragonabile molto da vicino alla sindrome di Stoccolma. Nel mio articolo del 23 maggio ebbi a scrivere: “Da qualche giorno (parecchi) mi si agita in testa questo dilemma: i nostri decisori (politici, “esperti” e quant’altro) sono dalla nostra parte con i loro provvedimenti restrittivi ad oltranza oppure, nei nostri confronti (con la miglior buona fede del mondo, per carità) attuano una “forzatura sociale” nella quale siamo intrappolati (a dispetto di dati più che confortanti) rendendoci complici di chi ce la impone (dato che vedo intorno moltissima gente che conserva i timori dell’inizio epidemia e tende a dar corpo più alle funesterie che alle roseità)? Stiamo affermando e rafforzando il potere che ha su di noi la suggestione di numeri spesso contraddittori rispetto alla realtà dei fatti (numeri e fatti “suggeriti” da una dirigenza che vuoi per prudenza, vuoi per cautelarsi, vuoi per altro, continuano ad essere snocciolati allo scopo di giustificare atti e decreti che stanno mettendoci in ginocchio anche psicologicamente). L’insistere sul “numero di contagi” e sui “test positivi” invece che sul progressivo calo di ricoveri, TI e decessi nel globale, rende verosimile questa ipotesi che ancor più viene corroborata da articoli terroristici su situazioni e scenari che hanno dell’apocalittico e che in molti prendono alla lettera rafforzando la loro convinzione che “siamo finiti”…gli stessi molti che, se qualcuno si azzarda a formulare ipotesi più ottimistiche ed auspici di libertà, gridano e strepitano il loro stupore verso tanta insipienza e minimizzazione “

Ora siamo a Giugno, con numeri ed evidenze di un certo spessore: ebbene ancora ogni minima raccolta di persone, ogni individuo che non indossi la mascherina, ogni situazione nella quale si mostri un minimo di rilassamento, viene stigmatizzata… ma nessuno si accorge che le norme veramente utili sono altre (lavaggio delle mani, igiene, smaltimento delle mascherine stesse svolto in modo corretto)… e di queste quasi non si parla affatto come non si parla di nulla di pratico riguardante l’organizzazione sul territorio di strategie volte al contenimento ed alla prevenzione di eventuali recrudescenze seppur remotamente funeste. Nulla.

In tutto questo, e me ne accorgo con sempre maggior consapevolezza, si inserisce il martellante battage che attraverso i media (e non solo quelli informativi) quotidianamente si esercita sulle menti. Mi riferisco alla pubblicità ad ogni livello e di ogni prodotto: passa il messaggio del “quanto è bello e normale portare la mascherina sempre ed ovunque” con immagini di famiglie felici al parco, fidanzati sereni su spiagge, ciclisti nerboruti in boschi deserti che, inutilmente, si proteggono con questo fragile DPI a dispetto della nullità del rischio. Alcuni canali insinuano “Che esci a fare? Ci siamo noi a farti compagnia 24 ore su 24” proponendo sequenze invitanti. Alcuni spot invitano ossessivamente al senso di responsabilità (e spingono sul senso di colpa). Tutto si gioca su distanziamento, mascherine, chiusure e persuasione occulta (pubblicità ed altro di informativo) che sia il cittadino in primis il responsabile di ogni possibile futuro problema quando in realtà questa in cui siamo è la fase in cui dovrebbero essere le istituzioni a muoversi per organizzare efficienti tracciamenti senza penalizzazioni e minacce di segregazione non appena si rileva una aleatoria”positività” ai tamponi. Ci siamo mai chiesti ad esempio (ed è solo uno) per quale motivo l’App immuni non la scarica nessuno? Facile: se l’app rileva che si è venuti in vicinanza di un classificato “positivo” immediatamente si viene isolati e sottoposti al tampone con giorni e giorni di attesa e ripercussioni su lavoro, vita normale e quant’altro.

C’e da chiedersi: quale è lo scopo, se uno scopo c’è? Sempre in quell’articolo del 23 Maggio scrissi: ” Sindrome di Stoccolma: sei tu il manto sotto il quale l’Italia (e altre parti del mondo) si sta progressivamente nascondendo? Ovvio (spero) che non sia così ma dati gli elementi di cui sopra (…descrissi tutte le situazioni a favore di un maggior rilassamento nei provvedimenti n.d.r.), che inviterebbero ad una maggiore calma, sembra quasi che si aumenti la pressione al punto che poi qualsiasi soluzione proposta venga accettata acriticamente pur di avere sollievo”.

Non vado oltre nella mia osservazione dei fatti ma, confesso, ne sono estremamente preoccupato poiché essendo dalla parte dei potenziali “liberatori” e non avendo alcun sintomo della sindrome, probabilmente mantengo una visione logica degli eventi e ciò che vedo mi confonde, soprattutto in merito ai fini di questo evolversi delle cose.

Grazie di essere arrivati sin qui a leggere. Buona vita a tutti

 

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