MA INSOMMA: IL SARS-COV-2 SI ADATTA ALL’UOMO O NO?

 

urlo_pauraL’amichevole consulenza della dottoressa Ilaria Baglivo, Biologa Molecolare presso l’università della Campania (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali, Biologiche e Farmaceutiche) mi ha consentito di entrare nei misteri del genoma virale per capire se, in qualche modo, gli studi in corso possano evidenziare una tendenza del COV2 ad adattarsi all’uomo e quindi ad essere endemico.

Per ottenere l’endemia (cioè una circolazione “costante” e relativamente benigna di un agente all’interno di una data popolazione) deve verificarsi la selezione evolutiva di una forma di virus che:

  1. abbia capacità infettante relativamente bassa
  2. abbia virulenza moderata
  3. circoli all’interno della popolazione in modo ampio ma inducendo patologie lievi nella maggior parte dei casi

L’adattamento di un virus avviene attraverso mutazioni del genoma cioè l’acido nucleico, in questo caso l’RNA, che contiene le informazioni per la riproduzione del virus stesso. Alcune aree dell’RNA virale del Cov-2 sono molto stabili e vengono riprodotte in modo “attento” e preciso; altre aree invece (quelle che codificano per proteine accessorie in modo particolare) possono essere replicate in modo “approssimativo”. Essendo “accessorie” non pregiudicano la vitalità del virus e la sua capacità di dare malattia ma, attenzione: si è visto che possono influire sulla virulenza e quindi sulla gravità della malattia che determinano.

Per capire meglio la questione occorre fare qualche premessa: i coronavirus hanno una forma sferica. Dalla superficie sporgono numerosi spuntoni (spikes) che non sono altro se non i “piedi di porco” coi quali viene scardinata l’integrità della membrana delle cellule da infettare. Questi grimaldelli vengono usati forzando alcuni recettori presenti sulla parte esterna delle cellule. Funziona un po’ come una chiave (la spike) che incontra la sua serratura (il recettore). Una volta che chiave e serratura si compenetrano, mediante complicatissimi fenomeni (che non sto qui a spiegare per non annoiare), l’RNA virale entra nella cellula e si ritrova a disposizione una miriade di sistemi e strutture che possono aiutarlo a replicarsi, in particolare quelle che vengono usate dalla cellula infettata per la sua stessa normale replicazione. Nel meccanismo di riproduzione dell’RNA virale, come dicevo prima, la precedenza viene data (in quanto a precisione ed accuratezza, poiché in caso contrario il virus non sarebbe in grado di sopravvivere) a strutture essenziali come la capsula o il sistema proteico di protezione del genoma. La parte invece che codifica per la spike (la proteina che corrisponde agli spuntoni di superficie) e le proteine accessorie vengono duplicate in modo molto più grossolano e per questo si possono verificare mutazioni sotto forma di delezioni (spezzettamenti, frammentazioni) o di sostituzioni di frammenti con altri, ecc. Il vantaggio del virus nel mutare in queste aree gli conferisce adattabilità. Ad esempio una mutazione nella spike può rendere il virus capace di infettare le cellule usando anche altri recettori oltre a quello di origine e quindi gli dà un vantaggio. Si è inoltre sperimentalmente visto che le mutazioni nelle proteine accessorie influenzerebbero l’aggressività del virus consentendo il suo adattamento all’ospite.

Nel SARS COV 2 sono state rilevate, per ora, un numero di mutazioni pari a 198 (Van Dorp 2020), forse la spia del fatto che questo agente si sta conformando alla specie umana e si sta avviando verso l’endemia. Nulla di certo, ovviamente, però già soltanto accoppiando le informazioni che forniscono i virologi (rilievo delle varianti) alle constatazioni cliniche (le patologie indotte, col passare del tempo, sembrano essere progressivamente più blande e la diffusione sul territorio meno dilagante) si può intuire che un certo processo di adattamento è in atto e ben predispone per il futuro.

Sembra abbastanza prevedibile che SARS COV 2 nel prossimo autunno si ripresenterà dato che il suo comportamento sinora ha fornito un quadro che è compatibile con la sua “stagionalità”…ma occorre sempre tenere presente che è un SARS, cioè un virus che ha una affinità specifica con le vie respiratorie anche nelle loro porzioni profonde (alveoli polmonari, bronchioli) e che quindi è potenzialmente in grado di determinare, in soggetti predisposti, una sindrome di notevole serietà. Per adesso siamo costretti a tenere in mente questa caratteristica perché sinora tutte le mutazioni rilevate non hanno (sembra) riguardato in modo sostanziale i tratti di materiale genetico che influenzano direttamente la virulenza.

L’importanza del recettore non è secondaria: quello a cui si attacca il SARS COV 2 è sparso praticamente in tutte le cellule e quindi per il virus è facile entrare anche se la carica virale (il numero di virus che partono per infettare) non è altissima: insomma è come dire che magari i virus sono pochi ma le porte per entrare sono tante e gli ostacoli che incontrano sono scarsi. Un altro esempio può essere la MERS che è stata molto più letale e drammatica: la capacità infettante è stata molto minore perché il suo recettore (se siete curiosi vi dirò che si chiama DPP4) è presente praticamente solo nelle zone più profonde dell’apparato respiratorio per cui per il virus raggiungerlo diviene più complicato e richiede una carica virale molto alta.

Dato che per il COV 2 non possiamo contare, ancora, su mutazioni sostanziali delle proteine accessorie, riponiamo fiducia in mutazioni che riguardano la spike. Una possibile evoluzione potrebbe essere quella della selezione di due ceppi principali con differente virulenza che in una prossima sessione di contatto con l’uomo porti ad ulteriori modifiche fino al punto da farne emergere una sola, adattata. La ricerca non si ferma e lo studio, l’applicazione, la scienza con la S maiuscola, saranno le nostre armi. Dovremmo essere fiduciosi? Direi proprio di si. Dovremmo superficialmente dare per scontato che siamo già in fase di endemia? Assolutamente no. L’incognita che grava su questo stato di cose è la novità assoluta del virus ma basandosi su studi ed osservazioni precedenti si può in qualche modo intravvedere un epilogo felice.

Un grazie immenso alla Dott.ssa Ilaria Baglivo per la pazienza e la disponibilità mostratemi in questa ed in altre occasioni

 

Alla prossima

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