ALCUNI FATTI SUL CORONAVIRUS E SULLA POSSIBILITA’ DI RIPRESA DELLA NORMALITA’

 

Sono giorni che rimugino, osservo, studio e pubblico qualcosa sul tema. Per abitudine tendo a succhiare la mammella della scienza e non i biberon dei media che a volte contengono latte avariato (scusate ma faccio il Neonatologo e il paragone mi è venuto spontaneo). In questi giorni, appunto, mi sono anche arrischiato a scrivere qualcosa di pubblica utilità per stimolare il ragionamento e per infondere un po di ottimismo/serenità in chi, amico o paziente, mi legge si Facebook. Alcune persone, nel valutare i miei piccoli flash, hanno aderito (e mi fa piacere) alla regola del “penso” e si sono fatte venire domande di chiarimento alle quali, prima di esporre il mio pensiero, tenterò di rispondere, per quanto l’argomento sia piuttosto difficile da semplificare. Ma ci provo.

1)      La signora Leopoldina Bernardi ha espresso il dubbio sulla effettiva immunizzazione contro il Covid 19: SE ci sia e QUANTO duri. Bene, cade a fagiolo uno studio talmente recente che odora di inchiostro (29/4/20) a firma Ouan-Xin Long e pubblicato, sotto forma di Brief Commmunication su Nature Medicine. Lo studio, condotto su un campione di 285 persone COVID positive, ha mostrato che entro un paio di settimane dall’insorgenza dei sintomi avviene la sieroconversione (anticorpi) nel – ATTENZIONE – 100% dei casi. Buona notizia no? Ma la notizia più intrigante è che nel gruppo “contatti stretti dei malati” (164 persone), di cui 16 positivi a loro volta (13 sintomatici e 3 asintomatici TUTTI CON IgM ed IgG POSITIVE…anche gli asintomatici), la sieroconversione (presenza di anticorpi) ha permesso di identificare ben 7 individui falsamente negativi al tampone (4,3%). Teniamo anche presente che 10 individui del gruppo di 164 erano ASINTOMATICI. Basandosi su analogie, studiate a proposito della prima SARS e della MERS si è indotto che ragionevolmente questi anticorpi sono protettivi per un periodo che può arrivare ai 24 mesi. Spero di aver risposto al dubbio della signora

2)      La signora Paola Calfurni aveva un dubbio sulla carica virale efficiente per provocare un contatto virale sufficiente a determinare immunizzazione senza passare per la malattia. Bene: chi lo sa? E non è una risposta a casaccio perché per ottenere una risposta immunitaria la carica virale è solo UN elemento in gioco. Le altre variabili sono tempo di esposizione, ricambio di aria, condizioni di maggiore o minore efficienza del sistema immunitario del soggetto in questione, ecc. Nelle equazioni a più variabili ci sono infinite possibilità…e nella biologia ce ne sono ancora di più. Basandosi sul pregresso si potrebbe ragionevolmente dire che numerose brevi esposizioni  sono una possibilità…il numero crescente di positivi a fronte dell’enorme numero di asintomatici sarebbe a favore. Però un elemento che possa anche con approssimazione certificarlo non c’è…ancora.

 

Dunque RIAPRIRE: se e quando? Basandosi sui dati sotto gli occhi (diminuzione di TI e ricoveri con parallelo aumento dei guariti) lo spavento procedurale nei confronti del COVID dovrebbe scemare. Il fatto che aumentino i positivi, a mio giudizio (e non solo mio, visto che io non sono nessuno ma amo capire ed approfondire), non costituisce fatto a sfavore: lo è (a sfavore intendo) perché le categorie a maggior rischio (anziani o persone già compromesse dal punto di vista fisico), nel caso di libertà assoluta, potrebbero venire infettate e quindi riportare i numeri di ricoveri e TI a livelli maggiori. Da questa premessa però discendono anche alcune considerazioni di non secondaria importanza:

a)      Conosciamo meglio il virus

b)      Non siamo sprovveduti di mezzi sia ospedalieri sia terapeutici come all’inizio della diffusione

c)      Molti ingegni Biologi e Medici in questi mesi hanno testato con successo terapie specifiche (Tocilizumab, EBPM, Azitromicina) che spengono o contengono le manifestazioni peggiori abbassando in modo netto la mortalità ed accorciando la permanenza in Ospedale

d)     Ho beccato un bell’articolo (recentissimo: “NIH CLINICAL TRIAL SHOWS REMDESIVIR ACCELERATES RECOVERY FROM ADVANCED COVID-19”) che, come dato preliminare informa sul successo nell’ottenere, con l’uso di un particolare antivirale, una diminuzione significativa sia della durata della malattia sia della mortalità

e)      Sappiamo con ottima approssimazione CHI SONO I CANDIDATI alle complicanze e quindi possiamo isolare loro, non tutto il mondo

f)       Non possiamo aspettare che il virus scompaia da solo perché è molto verosimile che CIO’ NON AVVERRA’ MA: il COVID circolerà come virus endemico e ogni tanto darà una polmonite intestiziale grave nei prossimi anni (ma al pari di altri agenti che già danno quadri simili: mi viene in mente il Mycoplasma Pneumoniae tanto per citarne uno), riservandosi di dare quadri simil-influenzali in tutti i soggetti “non a rischio”. Mi viene da dire? “Embe?”. Abbiamo il morbillo che ha un R0 di 15-20 (adesso non ricordo…) e ci preoccupiamo del COVID-19 che nei momenti peggiori (di sprovvedutezza sanitaria prevalentemente) è arrivato a poco più di 3? Voglio dire: è importante, molto diffusibile, aggressivo quando trova le condizioni per lui ideali, ma…dopo studi su studi di queste frenetiche ultime settimane (ed anche per merito di chi shuntando le lungaggini dell’EBM ha tentato un approccio non canonico ma dimostratosi vincente) qualche arma nelle mani l’abbiamo

g)      Non possiamo aspettare il vaccino per circolare di nuovo: troppo tempo di clausura in sua attesa avrebbe come risultato un CROLLO dell’economia. Il rischio non sarebbe quello di morire di infezione ma di sopravvivere in una NUOVA ED INQUIETTANTE specie di Medioevo

 

La prudenza nel farci tornare ad attività più o meno normali DEVE esserci. Ovvio che categorie a rischio vanno protette, che assembramenti inopportuni vadano evitati, che la circolazione con mascherine sia da mantenere, che uscite inconsulte ed inutili vadano evitate, ecc. ma è altrettanto logico che, a fronte di quanto sopra esposto (e non solo da me che, ripeto, sono nessuno ma osservo e mi documento alle fonti) occorrerà, seppur con gradualità, ritornare nel giro di MASSIMO 40-50 giorni a un regime sostenibile di lavoro e di vita normale (che non è fatta solo di salute fisica ma anche e soprattutto MENTALE). La paventata risalita del R0 potrà pure esserci, è innegabile, ma occorre trattare i numeri e le statistiche per quello che sono. E’ stato portato l’esempio della Germania che ha avuto un R0 a poco più di 1 dopo la riapertura parziale, a fronte di uno 0,9 delle settimane precedenti: la differenza tra 0,9 ed 1 non è statisticamente significativa se si considera che le valutazioni epidemiologiche non si basano su numeri “ingegneristici” ma su “medie fluttuati” che vengono considerate fisiologiche se si mantengono entro certi limiti. In termine proprio si chiamano “intervalli di confidenza”. Ieri sera ho sentito parlare Lopalco, eminente Epidemiologo di riferimento: purtroppo a sentire le sue previsioni non potremmo liberarci dalla segregazione per mesi e mesi, fino a settembre/ottobre attendendo la riaccensione (che potrebbe anche essere fisiologica se si fosse instaurata l’endemia del virus) che con molta probabilità porterebbe ad un nuovo lockdown. Cicerone direbbe “Usque tandem” (e non si riferiva al popolare biciclo che tutti conosciamo ma ad uno stato d’animo diffuso che a questo punto si preoccupa molto di più di portare a casa da mangiare che di contrarre il virus).

IN CONCLUSIONE: abbiamo a che fare con un vero bandito che è tanto più pericoloso quanto più si trova di fronte a deboli ed indifesi: attacca e uccide chi è già a terra, insomma… ma ormai lo conosciamo piuttosto bene e sappiamo ragionevolmente bene come contrastarlo. Prendiamo coscienza che ogni singolo è responsabile anche della salute di chi lo circonda. Adottiamo stili di vita che siano sobri ed attenti (evitando contatti stretti, inopportuni assembramenti, azzardi del tipo “sono positivo ma siccome sto bene me ne infischio e giro”) ma nel contempo viviamo e produciamo. E spero che entro “poco” questo dramma epocale possa risolversi positivamente. Però: senso di responsabilità, attenzione e direi AMORE per il nostro prossimo sono le parole chiave…soprattutto l’ultima con la quale vi saluto sperando di essere stato utile. Raga: fare il medico è il lavoro più bello del mondo

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